Progetto Diderot “Suoni dal ‘900”

Mercoledì 11 febbraio 2026 i ragazzi delle classi terze delle secondarie dell’Istituto hanno partecipato all’esperienza interdisciplinare attraverso una lezione concerto collettiva e creativa che, partendo dalla violenza dei regimi totalitari, dalla persecuzione e dallo sterminio, ha fatto riflettere i ragazzi sulla rinascita democratica e la ricostruzione morale e civile dell’Europa del dopoguerra. Nei campi di concentramento, nei ghetti, nelle città occupate, nelle file dei partigiani e nei luoghi dell'esilio, la musica continua a esistere, spesso in forme minime e precarie ma cariche di significato. Cantare, suonare, ascoltare diventano atti di umanità, modi per restare persone in un mondo che tende alla discriminazione. 

Due divulgatori, Maria Teresa Milano, ebraista e scrittrice, e Luca Pellegrino, musicista e operatore musicale, ci hanno condotto e accompagnato con le testimonianze e le musiche nel ghetto di Terezin, vicino a Praga, dove nonostante le condizioni durissime si tengono concerti, spettacoli, conferenze, si scrivono poesie, si realizzano disegni, dove uomini, donne e bambini cantano, creano e resistono. La musica diventa un gesto di cura. 

L’intervento degli esperti è cominciato con l’esecuzione del brano “La guerra di Piero” di Fabrizio De Andrè, una delle canzoni più celebri contro la guerra. Abbiamo apprezzato l’esecuzione originale di Luca che ha unito la voce all’accompagnamento della chitarra e all'armonica a bocca; ha saputo offrire una interpretazione unica e particolare.  E’ stata un’esperienza inclusiva di accoglienza poichè tra i ragazzi erano presenti ragazzi con diverse abilità tra i quali Alexandra che ha potuto seguire l’evento su un tappeto apposito. 

Dai ragazzi è emerso che è stata un’esperienza interessante e interattiva. Sono stati coinvolti nella body percussion seguendo un ritmo con i gesti del proprio corpo: mani, petto,coscia, piedi; attività che ha permesso di smorzare un pochino l’atmosfera raccontata di quel periodo storico. Diversi ragazzi sono stati toccati nel profondo del cuore perchè gli operatori hanno destato in loro emozioni, hanno trasmesso le stesse angosce e la stessa paura che si respirava in quell’epoca.  Mai si sarebbero immaginati quante fossero le canzoni cantate dai deportati.

E’ stato apprezzato l’handpan, uno strumento a percussione metallico che si suona con le mani producendo suoni morbidi e avvolgenti, apprezzato perchè mai visto e perchè trasmette calma e armonia. Coinvolgenti anche i campanelli e la fisarmonica che richiede molta coordinazione fra la mano destra e la mano sinistra. Gli strumenti suonati da Luca sono stati spiegati in modo eccellente e anche i testi in ebraico, seppur sia una lingua difficile e sconosciuta, sono stati spiegati e compresi, come la ninna nanna che veniva cantata ai bambini ebrei deportati. 

I ragazzi che hanno vissuto questa esperienza suggeriscono di riproporre il progetto il prossimo anno ad altri ragazzi perchè è un arricchimento culturale non indifferente ed ha permesso di collegare la musica con la storia di quel periodo. E’ stata un’esperienza unica e indimenticabile.  Alcuni ragazzi hanno apprezzato la rappresentazione, la possibilità di collegare la musica con la storia, quanto la musica possa raccontare le vicende storiche realmente accadute e il testo delle canzoni che è sempre fonte di messaggi di vita.